Introduzione

Nella città biblica di Lachish è stato trovato uno scettro fatto di rame e rivestito in foglia d’argento. Questo oggetto ha una età di crica 3.200 anni potrebbe essere la prima prova di “statue divine” a grandezza naturale rinvenuta in quella regione, così come descritto nelle fonti antiche ma mai trovato fino ad oggi, i ricercatori dell’Hebrew University riportano la scoperta nella rivista Antiquity.

Resti di una statua di un dio

La scoperta nella città cananea è unica nel suo genere, afferma il Prof. Yossi Garfinkel dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Lo scettro è tutto ciò che rimane di quella che era una grande statua di un dio che abbelliva il tempio della città, secondo il professore. È stato scoperto in un luogo che si credeva fosse il Santo dei Santi (o Sanctum Sanctorum) nel tempio cananeo, riporta Antiquity. Questa posizione è esattamente come descritta nei testi mesopotamici, che dicono che le statue di divinità a grandezza naturale si trovavano nella parte più appartata del tempio.

Immagine dello scettro e una figurina divina sul luogo del ritrovamento Credits: Y. Garfinkel

Infatti, anche se le statue divine a grandezza naturale sono state descritte più volte nei documenti antichi e c’è persino un rilievo neoassiro di Ninive che raffigura soldati che saccheggiano una tale statua da un tempio, nel Levante non sono mai state trovate statue intatte. Nemmeno ora, ma questo notevole scettro potrebbe essere stato tenuto in mano da uno di essi.

Inoltre sculture divine in metallo piuttosto grandi, alte 36 e 56 centimetri, sono state trovate a Cipro, ma anche quelle di queste dimensioni non sono state trovate nel Levante. Anche il sito del cosiddetto tempio più antico del mondo, Gobekli Tepe, presenta grandi sculture in pietra risalenti a 11.000 anni fa. A Gerico e ‘Ain Ghazal del 9° millennio a.C. sono state trovate statue alte un metro fatte di fango e gesso.

Lo scettro e non solo

Il nuovo scettro, come si è detto del periodo Canaanite molto più tardo, circa 3.200 anni fa, era stato scoperto alcuni anni fa dal team dell’Università Ebraica guidato da Garfinkel a Lachish, una città nella pianura giudea. È lunga poco più di 11 centimetri per quattro centimetri di larghezza ed è rivestita di una sottile foglia d’argento sulla parte anteriore, e assomiglia fondamentalmente a una spatola.

È lungo poco più di 11 centimetri per quattro centimetri di larghezza (4,3 per 1,5 pollici), è ricoperto di una sottile foglia d’argento sulla sua parte anteriore. Questo manufatto è stato inciso con punti e linee che non sembrano essere figurative ma che teoricamente potrebbero rappresentare un simbolo astrale o mitico, suggerisce Garfinkel.

Vicino ad esso gli archeologi hanno trovato anche due piccole statuette di entità divine, che apparentemente rappresentano Baal. Dalla sua scoperta i ricercatori hanno tratto l’idea che il reperto fosse un oggetto rituale, ma il suo significato è venuto alla luce solo dopo che era stato pulito e si sono resi conto che era fatto di bronzo con foglia d’argento. Hanno anche trovato, nell’area del tempio, armi di bronzo, orecchini d’oro, filo d’oro e molte perline.

Scettro tenuto dalla figurina del dio Megiddo
Credits: Istituto Orientale dell’Università di Chicago

Va aggiunto che gli archeologi hanno trovato statue metalliche più piccole di divinità, tra cui una a Tel Megiddo. La piccola statua divina di Megiddo, anch’essa del periodo Canaanita, è una miniatura di 27 centimetri di lunghezza ed è dorata in bronzo.

Quella statua tiene in mano qualcosa che assomiglia molto allo scettro trovato a Lachish. I due sono identici nella forma esterna, ma hanno decorazioni diverse, riferisce Garfinkel.

Conclusioni e alcune ipotesi: lo scettro divino?

La conclusione è che lo scettro di Lachish è il vestigio di una grande statua di un dio Canaanita, forse a grandezza naturale, che lo teneva in mano. L’importanza attribuita agli scettri (quello grande di Lachish e quello piccolo della statuetta di Megiddo) si evince dal loro rivestimento, con oro in Megiddo e argento in Lachish.

Un oggetto simile è stato scavato dall’archeologo israeliano Yigael Yadin a Tel Hazor negli anni Sessanta. L’oggetto di Hazor è ornato da serpenti piuttosto che da decorazioni astratte come quelle di Megiddo e Lachish.

Garfinkel propone due spiegazioni alternative per le decorazioni sullo scettro. “Il significato di questo complesso motivo non mi è ancora chiaro“, ha scritto nell’articolo. “A volte credo che l’incisione in Lachish assomigli a una figura umana con una grande testa, due braccia diagonali e uno schematico busto inferiore con due gambe“.

Ma potrebbe non essere così, aggiunge: “è possibile che questa forma non abbia alcun significato figurativo, ma rappresenti qualche simbolo astronomico o magico. Neanche la decorazione di Megiddo è chiara e sostiene la conclusione che questa decorazione non è figurativa“.

Egli crede che questo oggetto sia ciò che la Bibbia chiama lo “scettro divino“, come per esempio nei racconti dei miracoli compiuti da Mosè per mezzo dello scettro nel libro dell’Esodo. Nel tempio Lachish hanno trovato anche perline, armi e vari oggetti d’oro. Garfinkel stima che alcuni di essi possano aver adornato la statua del dio che vi risiedeva.

Ci si chiede perché non siano state trovate statue di divinità a grandezza naturale se un tempo adornavano i templi della regione. “Le statue potrebbero essere state realizzate in legno e altri materiali deperibili“, suggerisce Garfinkel. O forse – come indica lo splendido scettro – erano adornate con metalli e pietre preziose e attiravano i ladri: derubare templi e tombe non è un’immagine della società moderna. O forse sono stati saccheggiati dai soldati predoni, che non è un’esclusiva della società moderna.