Introduzione

Un gruppo di ricerca internazionale, analizzando le immagini satellitari che mostrano il terreno tra i villaggi di Qaret, in Egitto, ha scoperto quello che sembra essere un cratere, precedentemente sconosciuto, nel mezzo del deserto del Sahara. Il presunto cratere, provvisoriamente chiamato El Bahr Crater, è lungo circa 327 metri (1.073 piedi) con un bordo esterno lungo 1.027 metri (3.370 piedi). Questa scoperta potrebbe risolvere il mistero della pietra preziosa di RE Tutankhamon.

Questa ricerca è stata pubblicata su arXiv.org il 27 Apr 2020.

Un cratere da impatto

L’immagine satellitare mostra una tipica forma creata da un meteorite, una forma che ricorda il famoso cratere meteoritico in Arizona. I ricercatori hanno anche trovato tracce chimiche che avvalorano la tesi secondo cui questa landform sia stata generata da un evento di impatto ad alta energia. 

Credit: D. Bressan

A seguito di questo impatto ad alta energia si producono infatti reazioni chimiche tra il meteorite ed il suolo sui cui impatta; a seconda, poi, del contenuto di minerali, le rocce assorbono o riflettono diverse lunghezze d’onda della luce. 

Utilizzando immagini satellitari, create combinando varie lunghezze d’onda della luce, i ricercatori hanno identificato un’alta concentrazione di ortopropossene nelle rocce basaltiche del cratere, mentre le rocce circostanti mostrano una bassa concentrazione di questo minerale. Questa osservazione suggerisce che le rocce furono fuse e poi lentamente si raffreddarono formando grandi cristalli di ortopropossene.

La pietra di Tutankhamon

La scoperta del cratere El Bahr potrebbe anche risolvere un antico mistero archeologico.

Nel 1922, entrando nella tomba intatta di Tutankhamon, l’archeologo britannico Howard Carter scoprì una corazza decorata con oro, argento, vari gioielli preziosi e una strana pietra preziosa. Carter identificò inizialmente la pietra preziosa come calcedonio, una varietà comune del quarzo minerale. 

Nel 1932, il geografo britannico Patrick Clayton stava esplorando il Great Sand Sea lungo il confine del moderno Egitto e della Libia. Qui ha scoperto alcuni strani pezzi di un materiale giallo-verde di origine sconosciuta, che ricordano la pietra preziosa di Tutankhamon, ossia la gemma che era inastonata nel pettorale indossato dall’enigmatico re egizio. Il vetro di silice del deserto libico, come viene ora chiamato il materiale, è costituito da biossido di silicio quasi puro, come il quarzo, ma la sua struttura cristallina è diversa. Contiene anche tracce di elementi insoliti, come ferro, nichel, cromo, cobalto e iridio.

È tra i minerali più rari sulla Terra, poiché si trova solo nel Great Sand Se a nord dell’altopiano di Gilf Kebir, una delle aree più remote e desolate del deserto del Sahara. L’origine del dessert glass ha confuso geologi per molto tempo. Alcuni hanno suggerito un’origine vulcanica, altri hanno suggerito che i frammenti trovati nel deserto sono tektiti, detriti da impatto solidificati di un meteorite che esplode e scioglie i vasti depositi di sabbia del Sahara. Tuttavia, nessun cratere da impatto associato al vetro del deserto libico è mai stato confermato.

I ricercatori ora sperano di inviare una spedizione presso il cratere El Bahr per confermare la sua origine extraterrestre e forse trovare anche una connessione tra l’impatto e la gemma unica del RE Tutankhamon.

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