Introduzione

Gli scienziati hanno dimostrato per la prima volta una delle teorie sull’evoluzione di Charles Darwin, quasi 140 anni dopo la sua morte.

Laura van Holstein, dottoranda in Antropologia biologica presso il St John’s College, Università di Cambridge, e autrice principale della ricerca pubblicata oggi (18 marzo) in Proceedings of Royal Society, ha scoperto che la sottospecie di mammiferi svolge un ruolo più importante nell’evoluzione rispetto a quanto si è pensato in passato.

Le sue ricerche potrebbero ora essere utilizzate per prevedere quali specie dovrebbero essere protette maggiormente per impedire che siano in pericolo o si estinguessero.

Laura van Holstein
Laura van Holstein. Credits: Nordin Ćatić

Una “specie”

Una specie è un gruppo di animali che possono incrociarsi liberamente tra loro. Alcune specie contengono sottospecie – popolazioni all’interno di una specie che differiscono l’una dall’altra per caratteristiche fisiche e gamme di riproduzione diverse. Le giraffe settentrionali hanno tre sottospecie che abitualmente vivono in luoghi diversi tra loro e le volpi rosse hanno il più alto numero di sottospecie – 45 varietà conosciute – diffuse in tutto il mondo. Gli umani non hanno sottospecie.

Van Holstein ha dichiarato: “Siamo in piedi sulle spalle dei giganti. Nel capitolo 3 di Sull’origine delle specie, Darwin afferma che i lignaggi animali con più specie dovrebbero contenere anche più “varietà”. Sottospecie è la definizione moderna. La mia ricerca che studia la relazione tra le specie e la varietà di sottospecie dimostra che le sottospecie svolgono un ruolo critico nelle dinamiche evolutive a lungo termine e nella futura evoluzione delle specie. E lo hanno sempre fatto, il che è ciò che Darwin sospettava quando stava definendo cosa fosse realmente una specie“.

Selezione naturale

L’antropologa ha confermato l’ipotesi di Darwin osservando i dati raccolti dai naturalisti nel corso di centinaia di anni, molto prima che Darwin visitasse le Isole Galapagos a bordo dell’HMS Beagle. On the Origin of Species by Means of Natural Selection, fu pubblicato per la prima volta nel 1859 dopo che Darwin tornò a casa da un viaggio di scoperta di cinque anni. 

Nel libro fondamentale, Darwin sosteneva che gli organismi si sono gradualmente evoluti attraverso un processo chiamato “selezione naturale” – spesso noto come sopravvivenza del più forte. Il suo lavoro pionieristico era considerato altamente controverso perché contraddiceva il racconto biblico della creazione.

La ricerca della van Holstein ha anche dimostrato che l’evoluzione avviene in modo diverso nei mammiferi terrestri (terrestri) e nei mammiferi marini e nei pipistrelli (non terrestri) a causa delle differenze nei loro habitat e delle differenze nella loro capacità di vagare liberamente.

A riguarda la van Holstein ha dichiarato: “Abbiamo scoperto che la relazione evolutiva tra specie di mammiferi e sottospecie varia a seconda del loro habitat. Le sottospecie nascono, diversificano e aumentano in numero in modo diverso negli habitat non terrestri e terrestri, e questo a sua volta influenza il modo in cui le sottospecie possono eventualmente diventare specie. Ad esempio, se una barriera naturale come una catena montuosa si mette in mezzo, può separare i gruppi di animali durante i loro viaggi evolutivi. I mammiferi volanti e marini – come pipistrelli e delfini – hanno meno barriere fisiche nel loro ambiente“.

La ricerca ha esplorato se la sottospecie potesse essere considerata una fase iniziale di una speciation: la formazione di una nuova specie. Laura van Holstein ha dichiarato: “La risposta è stata sì. Ma l’evoluzione non è determinata dagli stessi fattori in tutti i gruppi e per la prima volta sappiamo il perché, perchè abbiamo esaminato la forza della relazione tra ricchezza di specie e ricchezza di sottospecie”.

Impatto umano

La ricerca agisce come un altro avvertimento scientifico che l’impatto umano sull’habitat degli animali non solo li influenzerà ora, ma influenzerà la loro evoluzione in futuro. Queste informazioni potrebbero essere utilizzate dagli ambientalisti per aiutarli a determinare dove concentrare i propri sforzi.

La van Holstein ha spiegato: “I modelli evolutivi potrebbero ora utilizzare questi risultati per anticipare in che modo l’attività umana come il disboscamento e la deforestazione influenzeranno l’evoluzione in futuro distruggendo l’habitat delle specie. L’impatto sugli animali varierà in base al modo in cui è influenzata la loro capacità di vagare o di muoversi. Le sottospecie animali tendono ad essere ignorate, ma svolgono un ruolo fondamentale nelle future dinamiche evolutive a più lungo termine. “

La van Holstein esaminerà ora come le sue scoperte possono essere utilizzate per predire il tasso di speciation tra specie in pericolo e specie non in pericolo.

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