poli-sole-esa-nasa
Credits: NASA's Goddard Space Flight Center/Joy Ng

Aggiornamento del 17 febbraio

Le prime misurazioni effettuate da uno strumento scientifico del Solar Orbiter sono giunte sulla terra ed hanno fornito una conferma ai team scientifici internazionali che il magnetometro a bordo è in buona salute. “Misuriamo campi magnetici migliaia di volte più piccoli di quelli che conosciamo sulla Terra“, afferma Tim Horbury dell’Imperial College di Londra. “Anche le correnti nei cavi elettrici rendono i campi magnetici molto più grandi di ciò che dobbiamo misurare. Ecco perché i nostri sensori sono su un braccio, per tenerli lontani da tutta l’attività elettrica all’interno del veicolo spaziale“.

L’immagine mostra uno spaccato della suite di dieci orbiter di Solar Orbiter che studierà il Sole. Esistono due tipi: in situ e telerilevamento. Gli strumenti in situ misurano le condizioni attorno al veicolo spaziale stesso. Gli strumenti di telerilevamento misurano ciò che sta accadendo a grandi distanze. Insieme, entrambi i set di dati possono essere utilizzati per mettere insieme un quadro più completo di ciò che sta accadendo nella corona del Sole e nel vento solare. Tre dei quattro strumenti in situ che misurano l’ambiente in prossimità del veicolo spaziale, si trovano su un braccio di 4,4 metri.

“I dati che abbiamo ricevuto mostrano come il campo magnetico diminuisce dalla vicinanza del veicolo spaziale a dove gli strumenti sono effettivamente distribuiti“, aggiunge Tim. “Questa è una conferma indipendente che il boom sia effettivamente schierato e che gli strumenti forniranno accurate misurazioni scientifiche in futuro“.

Successivamente, gli strumenti dovranno essere calibrati prima che la missione scientifica possa veramente iniziare. “Fino alla fine di aprile, accenderemo gradualmente gli strumenti in situ e controlleremo che funzionino correttamente”, afferma Yannis Zouganelis, vice scienziato del progetto ESA per la missione Solar Orbiter. “Entro la fine di aprile, avremo un’idea migliore delle prestazioni degli strumenti e speriamo di iniziare a raccogliere i primi dati scientifici a metà maggio“.

Aggiornamento dell’11 febbraio

Ieri sera, il team della Planetary Defence dell’ESA ha osservato il raro momento in cui un oggetto è sfuggito alla gravità del nostro pianeta, in contrasto con i loro normali oggetti di studio, ossia le rocce potenzialmente pericolose che potrebbero colpirlo.

Alle 19:15 UTC (20:15 CET) del 10 febbraio, poco più di 20 ore dopo il lancio di Solar Orbiter, il team ha colto l’occasione per catturare questa sequenza di osservazioni utilizzando il telescopio Schmidt a Calar Alto, in Spagna.

Credit: Schmidt telescope at Calar Alto, Spain.

La clip copre un periodo di circa 10 minuti ed è composta da 36 osservazioni ogni 10 secondi.

Al momento della osservazione, Solar Orbiter si trovava a circa 310.000 km di distanza dalla Terra e si recava verso Venere per il suo primo aiuto gravitazionale previsto intorno al giorno di Natale di quest’anno. Sempre all’interno dell’orbita della Luna era già un debole oggetto nel cielo, splendente come una stella di magnitudo 19,5 (250.000 volte più debole di quanto possiamo vedere ad occhio nudo).

Il Near-Earth Object Coordination Centre, con sede presso il Centro per l’osservazione della Terra in Italia, coordina e contribuisce all’osservazione di piccoli corpi del sistema solare, al fine di valutare e monitorare il rischio che rappresentano.

Queste osservazioni di Solar Orbiter sono state fatte sulla base di una proposta di Gerhard Holtkamp, ​​un appassionato astronomo dilettante che lavora sul posto guidando i tour pubblici del controllo della missione ESA.

Aggiornamento lunedì 10 febbraio

A causa delle condizione meteorologiche avverse e di un problema tecnico, il lancio è stato rinviato due volte. Nonostante questi intoppi la missione ha iniziato il suo viaggio che fra tre anni circa la porterà a 42 milioni di chilometri dal Sole.
Il lancio ha sfruttato l’allineamento fra la Terra e Venere, che ha permesso di porre la sonda lungo la traiettoria ideale per percorrere correttamente il suo cammino, sfruttando la spinta gravitazionale dei due pianeti.

Arrivata sulla sua orbita definitiva, la più vicina al Sole mai raggiunta da un veicolo, potrà catturare le prime immagini delle regioni polari della nostra stella e fornire dati preziosi per studiarne il campo magnetico. Da quest’ultimo dipendono fenomeni importanti, come i cicli di 11 anni dell’attività solare e le violente tempeste, i cui effetti sulla Terra possono provocare bellissime aurore polari oppure danni a satelliti, comunicazioni radio, Gps e reti elettriche.

Aggiornamento Domenica 9 febbraio

Sulla rampa di lancio 41 del Kennedy Space Center è tutto pronto, la sonda dell’ESA partirà lunedì alle 5.03 italiane da Cape Canaveral, in Florida.

La missione

Il Solar Orbiter sta per essere lanciato verso il Sole per scattare le prime foto dei suoi poli. Cercherà di fornire risposte alle tante domande che gli scienziati si pongono sul nostro Sistema Solare, per aiutarci a capire come la nostra stella crea e controlla la gigantesca bolla di plasma che circonda l’intero Sistema Solare e influenza i pianeti al suo interno. È una missione dell’ESA con una forte partecipazione della NASA.

Per maggiori informazioni leggi: Una nuova missione targata ESA/NASA andrà alla scoperta dei poli del Sole

Il lancio

  • Data di lancio: 9/10 febbraio (EST / CET)
  • Finestra di lancio: febbraio 2020
  • Luogo di lancio: Cape Canaveral, USA
  • Launcher: Atlas V 411

Tutti gli aggiornamenti

In questo articolo verrano riportati tutti gli aggiornamenti della Missione dell’ESA.