Rappresentazione artistica del sistema planetario attorno a Proxima Centauri. Crediti: Lorenzo Santinelli

Un nuovo candidato

Gli scienziati hanno scoperto quello che credono essere un secondo pianeta in orbita attorno alla stella più vicina al nostro Sistema Solare, Proxima Centuri, che è diventato famoso nel 2016 con la scoperta di un pianeta “simile alla Terra” in orbita, Proxima b.

Nuove osservazioni di Proxima Centauri hanno permesso di rivelare cambiamenti nell’attività della stella compatibili con l’esistenza di un altro pianeta candidato, un possibile Proxima c. La scoperta, pubblicata oggi sul Journal of Science Advances, è stata realizzata da un team internazionale di ricercatori, tra cui l’Università dell’Hertfordshire, guidati dal National Institute for Astrophysics-Astrophysical Observatory (INAF) di Torino e dall’Università di Creta e dall’Institute of Astrophysics a FORTH.

Proxima Centauri è una stella nana rossa circa 8 volte più piccola del Sole. È la stella più vicina al sistema solare ad una distanza di 4,2 anni luce. I ricercatori sperano che la scoperta possa eventualmente aiutare la nostra comprensione della composizione di diversi pianeti e di come funziona l’universo.

Hugh Jones, professore di astrofisica all’Università dell’Hertfordshire, commenta: “La vicinanza del pianeta e della sua orbita a una distanza relativamente grande dalla sua stella, significa che è una delle migliori possibilità per osservazioni dirette che consentirà una comprensione dettagliata di un’altra pianeta. In futuro, Proxima c potrebbe diventare un possibile obiettivo per uno studio più diretto da parte del progetto StarShot Breakthrough, destinato a essere il primo tentativo dell’umanità di viaggiare verso un altro sistema stellare”. Il professor Jones, insieme a Paul Butler della Carnegie Institution, era responsabile di produrre il set di dati più preciso per il progetto utilizzando i dati dello spettrografo UVES.

L’annuncio del nuovo segnale era atteso da molto tempo. Le prime osservazioni di Proxima sono state fatte nel marzo 2000. Il professor Jones, che ha preso parte ache alla scoperta del pianeta “simile alla terra”, Proxima b, ha spiegato il processo: “Abbiamo presentato per la prima volta un documento che mostrava l’esistenza di Proxima b nel febbraio 2013, anche se solo nel 2016 avevamo abbastanza prove a supporto di una scoperta così importante. Le nostre continue osservazioni e il miglioramento del trattamento dei dati ci hanno permesso di discernere il segnale di Proxima c. Non vediamo l’ora di confermare il segnale con nuove strutture e scoprire quanto sia simile o diverso dai nostri pianeti del Sistema Solare Proxima c”.

In attesa di nuove prove

L’esistenza del pianeta può essere accertata e la sua vera massa può essere determinata con elevata precisione, combinando l’astrometria di Gaia e le velocità radiali. In particolare, saranno utili le pubblicazioni dei prossimi dati del telescopio Gaia (sono attese per le estati 2020 e 2021), lanciato nel 2013 con l’obiettivo di realizzare una mappa 3D delle stelle della Via Lattea. Il telescopio misura nel dettaglio posizione e moto di 1,8 miliardi di stelle: se attorno a Proxima Centauri c’è un altro pianeta, da quei dati si dovrebbe capire.

Il ricercatore dell’INAF di Torino, Mario Damasso, che ha preso parte a questa scoperta, ha spiegato a Media Inaf: “La presenza del segnale periodico appare molto convincente, e i dati a nostra disposizione non sembrano indicare una chiara causa fisica alternativa alla presenza di un pianeta, anche se ancora non possiamo completamente escludere altre spiegazioni.

È infatti molto difficile rivelare un pianeta con una massa minima relativamente piccola e un periodo orbitale così lungo utilizzando soltanto la tecnica basata sulle velocità radiali. Un segnale come quello che abbiamo trovato potrebbe essere dovuto a un ciclo di attività magnetica di Proxima, che può imitare la presenza di un pianeta. Quindi, per confermare la nostra scoperta, sono necessarie altre osservazioni nel corso dei prossimi anni“.

Recenti annunci

La scoperta segue il recente annuncio di un “freddo Nettuno” e due pianeti potenzialmente abitabili trovati in orbita attorno a stelle vicine pubblicati nel The Astrophysical Journal in cui era coinvolto anche il professor Jones. La stessa tecnica dello spettrografo UVES è stata utilizzata anche in questo progetto guidato da Fabo Feng e Paul Butler della Carnegie Institution di Washington.

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