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Introduzione

Quando si parla dell’origine della specie umana la mente corre su vari fronti: teoria dell’evoluzione di Darwin, l’annelo mancante tra l’uomo e la scimmia, l’australopiteco Lucy. Ebbene, uno studio pubblicato su Nature lunedì scorso, ha individuato le origini dell’Homo Sapiens: i nostri antenati verrebbero dal Botswana, paese dell’Africa merdionale.

Il luogo esatto

Una dozzina di scienziati, appartenenti a tre continenti, ritiene che la mdare di tutti gli esseri umnai moderni sia nata nella regione africana del Botswana 200.000 anni fa. “Sappiamo da molto tempo che gli esseri umani moderni hanno avuto origine in Africa, ha detto Vanessa Hayes, genetista del Garvan Institute of Medical Research che ha guidato lo studio, in una conferenza stampa dello scorso giovedì. “Ciò che non sapevamo fino ora, era esattamente dove fosse questa patria“.

ll luogo, precisamente, è il bacino del Makgadikgadi,ora una landa arida e piena di sale, ma lo studio afferma che una volta era una lussureggiante zona umida, piena di animali e vegetazione, un luogo in cui i nostri antenati cacciatori-raccoglitori potevano vivere e proliferare. Attualemnte vive il popolo dei Khoisan: grazie al contributo di questo popolo, attraverso lo studio del loro DNA, è stato possibile completare la ricerca.

La critica

Non tutti gli antropologi e gli archeologi sono convinti di tale scoperta, non ritengono che tale luogo sia la culla della vita. Il motivo di tale dissenso risiede nel contrasto tra genetica e fossili.

Da tempo si ritiene che l’Homo sapiens avesse origine in Africa e questo grazie al ritrovamento di antichi fossili risalenti a 200.000 anni fa. Tali fossili, noti come resti di Omo – furono scoperti in Etiopia, migliaia di chilometri a nord dello Botswana. Per non parlare del fatto che nel 2017 è stato rinvenuto un teschio di 300.000 anni fa trovato in Marocco, come pubblicato sempre da Nature in questo articolo: “The age of the hominin fossils from Jebel Irhoud, Morocco, and the origins of the Middle Stone Age“.

La chiave della ricerca

Per capire la bontà di quest nuovo studio bisogna ricordare che il DNA si distingue in DNA nucleare che si trova nel nucleo di una cellula, contiene le informazioni che definiscono la maggior parte dell’esistenza umana come colore degli occhi, colore dei capelli, altezza, capacità mentale, ecc.; ma all’interno delle cellule vi sono i mitocondri: piccoli organuli, che si ritiene si siano evoluti separatamente, i quali costituiscono una fonte energetica per le cellule. I mitocondri hanno un proprio DNA (DNA mitocondriale) che si eredita solo dalla madre, muta 10 volte più velocemente del DNA nucleare, all’incirca una volta ogni 8000 anni.

Ciò è importante in quanto se vi fossero ad esempio due sorelle, una delle quali sviluppa una mutazione casuale nel suo mitocondrio mentre l’altra no, si creerebbe un bivio tra le due discendenze di cui uno ci porterà, nell’labero genealogico, ancora più indietro nel tempo a differenza di quello che invece ha maturato la mutazione mitcondriale.

La ricerca

Gli studiosi ritengono, quindi, che avendo a disposzione un numero di campioni sufficiente, presi da tutto il mondo, attraverso lo studio del DNA mitocondriale si può percorrere a ritroso la linea di sangue materno per giungere a quella che viene definita la Eva mitocondriale il cui profilo di DNA mitocondriale è soprannominato “aplogruppo L0” .

Una difficoltà avutasi nel corso della ricerca si è presentato a causa di mescolanze dettate da vari motivi. “Il primo sforzo [dello studio] è stato quello di cercare persone che non si identificano come Khoisan, ma potrebbero potenzialmente trasportare il più antico aplogruppo L0“, ha affermato Eva Chan, scienziata bioinformatica del Human Comparative and Prostate Cancer Genomics Lab presso The Garvan Institute of Medical Research, autore dello studio.

Quindi, Chan, Hayes e i loro colleghi hanno raccolto 198 nuovi campioni di DNA dall’Africa del sud e li hanno confrontati con circa 1.000 profili genetici precedentemente raccolti nella regione. E’ stato così rilevato che la Eva mitocondriale, che in realtà, da un punto di vista statistico trattasi di un gruppo di donne legate strettamente tra loro, è emersa circa 200.000 anni fa nel bacino del Makgadikgadi. Queste popolazioni rimasero in quel bacino per circa 70.000 anni momento in cui alcuni gruppi decisero di spostarsi in seguito anche al cambimaneto climatico dovuto allo spostamento dell’asse terrestre che aveva aperto nuove vie verdi da percorrere; studi genetici e climatici confermerebbero tale ipotesi.

Oggi, gli odierni popoli dell’Africa meridionale discendono da quegli ultimi che abbandonarono Makgadikgadi Okavango, la nostra prima casa.

Hayes giustifica il suo studio affermando di aver scelto proprio il mtDna perché “funziona come una capsula del tempo per le nostre madri ancestrali. La maggior parte dei dati sui cromosomi Y dei Khoisan è scomparsa quando gli uomini si sono mescolati con altri gruppi”.

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