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Jill Tarter, presidente emerito presso il SETI Institute - California

Il quesito

La ricerca di vita aliena, in qualunque sua forma, è un tema sempre ricorrente quando si parla si spazio, pianeti, galassie. Tale ricerca la si fa attravaerso il rilevamento di tecnosignature ovvero attraverso la ricerca di biosignature. Per ottenere dei risultati le varie agenzie spaziali si stanno adoperando programmando diverse missioni.

In particolare, gli astronomi dedicati alla ricerca dell’intelligenza extraterrestre (SETI) hanno annunciato una nuova collaborazione con scienziati che lavorano su un telescopio della NASA. Sembra lecito domandarsi, a questo punto, se la caccia agli alieni ha finalmente guadagnato il rango di disciplina scientifica!

L’interivsta

Per scoprirlo, AFP ha parlato con la scienziata Jill Tarter che ha dedicato la sua vita alla ricerca di segnali provenienti da galassie lontane e che ha ispirato il personaggio interpretato da Jodie Foster nel film Contact del 1997.

Abbiamo passato molto tempo nel corso degli anni a cercare di prendere le distanze dalla pseudoscienza e dagli UFO“, ha dichiarato Tarter, 75 anni, presidente emerito di SETI Research presso il SETI Institute in California, fondato nel 1984 e finanziato dai magnati della Silicon Valley, tra cui il compianto Paul Allen.

“Ci siamo impegnati nell’esplorazione scientifica in modo di coinvolgere scienziati di altre discipline sprondali a darei il loro contributo; abbiamo pubblicato articoli, abbiamo effettuato ricerche sottoponendole a reciproce revisioni, abbiamo costruito strumenti interessanti“, ha continuato. “Quindi penso che oggi siamo molto più credibili di quanto non lo fossimo una volta.”

Secondo un accordo annunciato mercoledì al Congresso aeronautico internazionale, gli scienziati che lavorano sul Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA hanno collaborato con Breakthrough Listen, una ricerca di intelligence extraterrestre fondata nel 2015 dal miliardario russo e pioniere di Internet Yuri Milner.

Scansione dei cieli

Due progressi hanno aiutato questo campo di ricerca a passare dal regno della fantascienza: la prima è stata la scoperta nel 1995 del primo esopianeta o pianeta al di fuori del nostro sistema stellare, una scoperta che ha appena ricevuto il premio Nobel, oltre 4.000 sono stati confermati da allora.

Il secondo è stato la scoperta di estremofili, che sono organismi in grado di sopravvivere in condizioni estreme di temperatura o pressione. “Se sai che c’è questo luogo potenzialmente abitabile là fuori, come puoi non porre la domanda se qualcuno di essi è effettivamente abitato?” ha detto Tarter.

Gli astronomi interessati al progetto SETI usano i telescopi, sia ottici che radio, per scansionare il cielo alla ricerca di minimi segni che indichino forme di vita intelligenti. Ma la verità è che non sanno esattamente cosa stanno cercando.

Non sappiamo come trovare vita intelligente. Non sappiamo nemmeno come definirla bene. Ma quello che tutti noi stiamo facendo è usare la tecnologia come proxy per l’intelligenza“, ha aggiunto, il che significa la prova di qualcosa progettato da una forma di vita intelligente .

Potrebbe essere un segnale TV o radio che ci raggiunge, proprio come i segnali del nostro pianeta vengono continuamente emessi nello spazio. Oppure gli astronomi potrebbero essere in grado di distinguere strane variazioni nelle firme luminose di pianeti distanti, che potrebbero indicare la presenza di enormi strutture orbitali come le stazioni spaziali.

La caccia agli alieni

In futuro, l’idea sarebbe anche quella di analizzare la composizione chimica di altri pianeti per cercare segni di vita biologica, come sulla Terra dove tutto, dalla flatulenza bovina alla fotosintesi, contribuisce al mix della nostra atmosfera.

Potremmo vedere segni di una chimica squilibrata, che non possiamo spiegare in nessun altro modo“, ha detto Tarter aggiungendo “attraverso i grandi telescopi“, come il progetto TESS della NASA.

La Tarter, ricerca vita aliena da quando era studentessa e non si è mai scoraggiata nel cercarla: è convinta che sicuramente qualcosa si troverà, a prescindere che sia sotto forma di microbi che invece una vera e propria vita intelligente. “Penso che uno dei due potrebbe essere la mano vincente. Le persone che svolgono questo tipo di lavoro, la mattina non si alzano dal letto dicendo che oggi troverò un segnale, perché probabilmente andrai a letto deluso, ma si alzano dal letto la mattina dicendo, ho intenzione di trovare un modo per trovarla“.

La grande forza della Tarter la si nota in ogni affermazione, la quale denota una volontà ferrea nel trovare sempre una soluzione ad ogni possibile problema. Sulla difficoltà, infatti, di comunicare con una possibile civiltà aliena che manda un segnale lontano migliaia di anni luce, Lei determinata risponde che studiando Shakespeare o gli antichi greci si è appreso comunque molto, quindi questo potrebbe essere un buon metodo per imparare anche se non possiamo porgli delle domande.

Conculsione personale

E’ parere di chi scrive che nel momento stesso in cui l’uomo si è posto la domanda: “siamo soli?” che è iniziata la disciplina scientifica della ricerca di vita extraterrestre. Non ci sarà un corso di laurea in “ricerca di vita aliena” ma tutta la ricerca spaziale, con miliardi di dollari che vengono impiegati ogni anno, con la profusione di impegno di migliaia e migliaia di persone tra scienziati, astronauti, magnati, anche semplici redattori di articoli che si prodigano nella diffusione delle novità, a cosa servono se non anche a questo?

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