Occhio come strumento

Agli “occhi” di un inesperto potrebbe sembrare impensabile riuscire a distinguere oggetti del cielo profondo (DSOs) a occhio nudo. Invece ciò è possibile, certo riveste un ruolo importante sia la posizione di osservazione sia la conoscenza di ciò che si vede.

L’occhi umano, per forza di cose, è stato il primo strumento con cui sono state effettuate le osservazioni del cielo: dall’antichità al primo medioevo, gli astronomi registrarono circa una dozzina di DSO: le Pleiadi (M45); Hyades; Ammassi aperti – NGC 869 e 884; l’ammasso alveare (M44); M7; l’ammasso della Chioma di Berenice (Mel 111);la galassia di Andromeda (M31); le due nuvole di Magellano; l’ammasso aperto Omicron Velorum – IC 2391; e possibilmente M41. Tenendo conto della latitudine, tutti questi oggetti sono visibili da cieli moderatamente scuri, ad eccezione di M41 nel Canis Major, che richiede una dose aggiuntiva di buio.

Facendo qualche ricerca in rete si incontrano racconti di molti astrofili che equipaggiati di occhi e di una mappa stellare, si recano in luoghi bui (sicuri) dove poter fare osservazione; alcuni di questi raccontano anche di aver individuato sino a 23 oggetti profondi. La tecnica è quella di guardare intorno a  un oggetto del cielo debole piuttosto che guardarlo direttamente.

Facili osservazioni

Tra le più facili osservazioni ad occhio nudo vi è quella dei pianeti del nostro sistema solare. Sono ben visibili Giove, Marte, Saturno e Venere. Armati di app come Skye Eye per individuarli, sono ben visibili.

Grande carro

Sicuramente uno degli oggetti stellari più facili da vedere ad occhio nudo è il Grande Carro dell’Orsa Maggiore, situato a circa 80 anni luce di distanza è un ammasso di stelle (SETTE) vagamente legati tra loro e trai più vicini. Qualche appassionato di Anime magari la avrà anche viste in Ken il Guerriero e le famose sette stelle di Okuto che aveva disegnate in petto.

Nome
Proprio
Nomenclatura
di Bayer
Magnitudine
apparente
Distanza
(al)
  Dubhe    α UMa      1.8   124
  Merak    β UMa      2.4     79
  Phecda    γ UMa      2.4     84
  Megrez    δ UMa      3.3     81
  Alioth    ε UMa      1.8     81
  Mizar    ζ UMa      2.1     78
  Alkaid    η UMa      1.9    101

Se si vuole già fare un passo avanti è possibile individuare anche il Piccolo Carro ed in particolare la Stella Polare . Tracciando una retta che passa tra le due stelle del Grande Carro come in figura si individua la stella polare che è la parte terminale del piccolo carro. Mentre se si prosegue lungo la curva disegnata dalle stelle della coda, Alioth (ε), Mizar (ζ) e Alkaid (η), e prolungano la direzione, si arriva ad Arturo, nel Boote, la quarta stella più luminosa del cielo, di colore rossastro .
I “puntatori” possono essere tanti, ognuno poi trova i suoi punti di riferimento.

Tra le stelle più belle da osservare vi sono sicuramente quelle della costellazione di Orione. E’ visibile dall’Italia nei cieili invernali, sale da est annunciata dalle Pleiadi (costellazione del Toro) e Aldebaran; facilmente individuabile in quanto ha tre stelle luminore molto vicine che formano la c.d. cintura di Orione ( e sui studiosi – come Bouval Robert )hanno anche avanzato teorie di particolari allineamenti con costruzioni megalitiche come le Piramidi.

Orione e Toro

Le sue stelle più importanti sono:

  • Rigel (β Orionis) è la stella più luminosa della costellazione (magnitudine 0,2). Il suo nome deriva da un’espressione araba e significa “il piede sinistro di Colui che è Centrale”. Situata all’altezza del ginocchio sinistro, è una supergigante blu estremamente calda e luminosa. Ha tre compagne, molto difficili da vedere.
  • Betelgeuse (α Orionis), di magnitudine 0,5, è una supergigante rossa di notevoli dimensioni; se fosse messa al posto del Sole, i suoi strati più esterni ingloberebbero l’orbita del pianeta Giove. Il titolo di stella α le è stato dato in errore, perché Rigel è in realtà più luminosa. Si tratta di una binaria spettroscopica con un periodo di 2,08 anni. Rappresenta uno dei vertici del Triangolo Invernale. La principale è una variabile semiregolare di tipo SRC.
  • Bellatrix (γ Orionis), di magnitudine 1,7: «la donna guerriera» forma la sua spalla sinistra.
  • δ Orionis, ε Orionis e ζ Orionis (MintakaAlnilam e Alnitak) compongono l’asterismo chiamato Cintura di Orione. Queste tre stelle brillanti messe in fila sono sufficienti per identificare la costellazione.
  • κ Orionis (Saiph) è una stella azzurra di magnitudine 2,0: si trova all’altezza del ginocchio destro di Orione.
  • λ Orionis rappresenta la testa di Orione; si trova in direzione di un’associazione stellare nota come Cr 69.
Nebulosa di Orione (M42)

L’osservazione di Orione non termina con le sue stelle, ma vi è altro: A sud della Cintura di Orione c’è la Nebulosa di Orione (M42).  che rappresenta il più noto e studiato complesso nebuloso molecolare del cielo, in cui hanno luogo importanti fenomeni di formazione stellare. La nebulosa è un oggetto molto brillante, che già ad occhio nudo può essere distinta come di natura ben diversa da una stella. Tuttavia per poterla individuare a volte è opportuno guardare un punto del cielo vicino a dove se ne suppone la presenza per farla “saltare” all’occhio immediatamente.

La galassia di Andromeda è uno dei più grandi DSO visibili ad occhio nudo da diversi gradi. Anche quando è alto solo 20 , si riesce a distinguere la sua forma ovale con visione diretta e la sua regione nucleare estesa, più luminosa, con la parte opposta. A 2,5 milioni di anni luce, Andromeda è uno degli oggetti più remoti visibili ad occhio nudo.

galassia di andrmeda

Livello intermedio: ci vuole esercizio

M7

Nei cieli estivi, dotati di buon seeing, è possibile individuare M7, un ammasso aperto nella costellazione dello Scorpione a 800 anni luce da noi. Trovato M7 spostandosi sulla destra si incontra anche M6.

M13

Da vedere vi è sicuramenti M13, un ammasso globulare che viene considerato uno dei più belli del cielo. sso fu scoperto da Halley nel 1715 e osservato nel 1764 da Messier che lo descrisse come una ”nebulosa senza stelle, bella e rotonda”.  Ha una magnitudine di 11,95. L’età stimata dell’ammasso è di circa 12/14 miliardi di anni ed esso si sta avvicinando alla Terra ad una velocità di circa 250 Km/s.Nel 1974 fu lanciato in direzione di M13 il cosiddetto messaggio di Arecibo, un codice composto da 1.679 bit e contenente varie informazioni sulla Terra e sull’uomo, con l’obiettivo di essere captato da altre forme di vita intelligenti.

Conclusioni

Ci sono ancora diversi DPOs da poter vedere ad occhi nudo, per non parlare di provare a individuare tutte le costellazioni in modo da potersi orientare più facilmente. Ciò che preme sottolineare è che per gli appassionati il primo passo è quello di usare i propri occhi. In questo modo apprezzeremo di più ciò che ci circonda e ci aiuterà a muoverci nello spazio profondo.